REVIEWS/INTERVIEWS FOR "IN ONIRICA" FULL LENGHT 2012

 

METALLIZED: http://www.metallized.it/recensione.php?id=7175

Il silenzio, la notte che avvolge ogni angolo di luce, gli ululati sinistri dei lupi squarciano l'aria ed incendiano il mondo degli italianissimi (di Catanzaro, per la precisione) Bretus, e ci portano al nuovo parto della band, In Onirica, che segue il buon omonimo mini cd d'esordio del 2009.

Formatisi nel 2000 con la voglia di omaggiare un genere, il doom, Ghenes e Neurot cominciano a comporre dei pezzi propri che vedono la luce solo nel 2008 grazie all'aiuto di Marko dei Land Of Hate alla voce e di Sest alle percussioni. Il nuovo corso, a distanza di tre anni, vede la band calabrese affinare ancor di più le sue armi migliori, grazie ad un devastante wall of sound, a delle linee vocali imponenti e vincenti e ad un connubio perfetto di doom, sludge e psichedelia. Black Sabbath, Cathedral, Candlemass Orange Goblin, ma non solo: c'è anche l'acida visione dello sludge di High On Fire, Goatsnake e Down nella musica dei nostri, senza dimenticare l'amore per il passato - vedi la calda visceralità blues insita nelle band hard rock dei seventies -.

Insomma, gli ingredienti ci sono tutti, ed i nostri non deludono le aspettative: la produzione è ottima, una prova tangibile che non c'è bisogno di budget milionari per ottenere registrazioni di livello assolutamente professionale. L'album parte alla grande con l'opener Insomnia, con i suoi possenti riff dal taglio sabbattiano che vanno a tingersi del caldo e pachidermico andamento dei migliori Goatsnake; aperture sinfoniche ed epiche cavalcate heavy ci portano sino alla fine di un ottimo pezzo che, devo essere sincero, mi ha spiazzato, e non poco.

Si prosegue con The Dawn Bleeds, e le coordinate non cambiano e nemmeno la qualità, anche se qui l'amore per l'hard rock dalle tinte blues si fa più evidente soprattutto nel ritornello e nel break centrale, quest'ultimo condito da un breve ma ottimo assolo, acido e straniante al punto giusto.

Down In The Hollow parte con chitarre arpeggiate e psichedeliche per poi esplodere nella deflagrazione trascinante del riff groovy; il brano bilancia perfettamente le anime che la band ha mostrato fin'ora. Non si fanno mancare davvero nulla i Bretus, ed è difficile non rimanere affascinati da suoni tanto caldi e d'impatto. Ancora un ottimo assolo ed un finale da pelle d'oca che richiama l'inizio del pezzo.

Leaves Of Grass è una bellissima strumentale dominata da chitarre acustiche e fumosi interventi elettrici; la bellezza degli intrecci acustici è disarmante, un pezzo che sarebbe potuto benissimo appartenere ai Down di II: A Bustle In Your Headgerow.

Escape fa uscire maggiormente l'anima Blues della band: il brano gira attorno a circolari riff di chitarra che danno un senso di sbandamento tanto sono ubriacanti, e inoltre mi hanno fatto ricordare i romani Black Rainbows in alcuni punti. Forest Of Pain è un altro pezzo da pelle d'oca: molto classic doom nelle atmosfere create, è introdotto dal suono avvolgente ed ancora blues della chitarra, capace in tempi brevi di incendiare l'aria. Ma è solo un fuoco di paglia, perché un riff darkeggiante e dannatamente heavy trasporta la band nei lidi dei migliori Candlemass, con annessi ritornello vincente e suoni oscuri e sempre in tensione.

Il finale dell'album è affidato alla bellezza disarmante della strumentale The Black Sleep, un melting pot di sensazioni ed emozioni difficilmente descrivibili che mettono insieme l'epica vena degli ultimi Krux, languide tastiere settantiane che rimandano ai Siena Root, doom classico e cavalcate heavy di grande spessore. Assaporate bene, manca ancora qualcosa: lo sludge ed il blues... Ed ecco a voi otto minuti di pura magia.

Cercate un grande album doom? Non guardate troppo lontano, perché tra i confini del bel paese c'è chi la musica la sa scrivere con il cuore e con il sudore.

Il Flower Of Disease del nuovo millennio? Ok, non voglio esagerare, solo il tempo potrà rivelare il valore di quest'album, quel che è innegabile è che In Onirica è un lavoro stupendo, da ascoltare e riascoltare, da consumare al buio assieme alla tenue luce di una candela.

La terra e la sua storia si agitano dai tormenti, si risvegliano dal torpore, il sangue, il dolore, il sapore dell'odio, del calore e dell'amore: questi sono i Bretus, portatori sani di un virus incurabile...

85/100

 

VINCEBUS ERUPTUM N.15:

Doom...Doom...Doom!

From Italic Land again here is another veryintriguing creature struggling with cadences typical of the genre...but Ghenes'band is not a newcomer on its domestic stage, being active since 2000 and having released a number of EPs."In Onirica" is the real full lenght debut album and these foursome from Catanzaro even went and have it released in Ukraine by Arx Productions, a label specialized in every shade of rock metal can breed.Seven heavy and diverse tracks peaking at the highest point in the album with the instrumental "The Black Sleep"...eight minutes of such dark-psychedelic textures to manage and leave any fan of the genre stoned!

 

PERKELE: http://www.perkele.it/index.asp?pag=recensioni2&id=3786

Catanzaro Doom City. "In Onirica", disco d'esordio dei calabresi Bretus, è uno dei migliori prodotti partoriti nel settore psychedelic stoner doom in questo fertile ed apocalittico 2012. Sette brani che sono una goduria totale per chi ha nel cuore e nelle orecchie Pentagram, Saint Vitus, Cathedral, Spirit Caravan e Earthride. Edito dall'ucraina Arx Productions e disponibile in vinile tramite BloodRock Records, il lavoro del gruppo guidato da Ghenes (basso, low guitars) è esplosivo, oscuro, coinvolgente. La voce di Zagarus è stentorea e magmatica, da titano che si staglia su un orizzonte infinito. Ottimi anche Faunus alle chitarre e Striges alla batteria: attendiamo di vederli da vivo per averne conferma definitiva.

Tra riff a spirale di marca Hellhound e infiltrazioni progressive da Cathedral nel deserto, "Insomnia" rapisce sin dal primo ascolto. "The Dawn Bleeds" fa ancora meglio con una costruzione à la Electric Wizard ed un feeling melodico che solo in pochi (Al Morris e i suoi Iron Man?) riescono a trasmettere. "Down in the Hollow" è un carrarmato doom che macina riff su riff, "Leaves of Grass" un passaggio elettroacustico ammaliante e dopato, "Escape" un moloch che richiede il sacrificio della nostra anima con wah-wah corrosivi e ritmiche paralizzanti. "Forest of Pain" è un compendio di epica possenza e lancia in volata le meraviglie della conclusiva "The Black Sleep", strumentale in bilico tra Atomic Rooster e Goblin che si anima nel finale di cromatismi metal e asprezze progressive.

No poseurs please, this is fucking loud music! Il messaggio dei Bretus è chiaro. Il culto di Cthulhu può continuare a vivere.

 

 

THE SLUDGE LORD: http://thesludgelord.blogspot.co.uk/2012/07/bretus-in-onirica-review.html

Bretus play a hard rocking blend of Sludge, Doom and Stoner Metal influenced by bands such as Sabbath, Saint Vitus and Pentagram.Their new album – In Onirica – features 7 tracks which run for 58 mins or so.If you're a fan of those great bands mentioned above then your going dig this great band. As they play the same style of great hard hitting Doom Metal with great hints of top-notch modern Sludge/Stoner Metal riffage.The vocals can take a bit of time getting used to but after a couple of listens they seamlessly blend into the background of the awesome music and riffs on show.

Bretus are a super tight unit who know how to write a great song with a commanding presence to them. This band will make you take notice of what they have to say right from the start.

The riffs do get very spooky at times especially on the awesome 8 minute instrumental track – The Black Sleep which brings a foreboding sense of despair and doom to proceedings with a great organ instrumental thrown in for good measure as well."Insomnia" sets the album's atmosphere brilliantly well with an eerie barking of wolves before the creaking guitar riffs starting coming to life. Another 8 minute epic which the band set out their plan of attack right away. Playing sublime riffs to chill the soul to.

You know you're in for a great time when listening to this album from listening to this track alone. The band might not be the most original of Doom/Stoner Metal bands butt that doesn't stop them in writing top-notch rock/metal tracks to rock out to with passionate lyrics and vocals to match.They do throw in a healthy dose of modern Sludge/Stoner Metal just in case you feel like you're stuck in a time warp. 70's Hard Rock matched with today's cool modern riffs.Other outstanding tracks to check out include – Down in the Hollow and the brilliant Forest Of Pain. Superb tracks that show what a great band Bretus actually are. Another great band that Italy can be proud to call their own.The album is expertly produced and played by all involved. So In Onirica is a great album to check out from a band that should hopefully be round in many years to come.You can buy In Onirica from all good stockists now.

Highly Recommended.

Check This Great Band Below

 

 

EVILIZED: http://www.evilized.de/2010/rezensionen/bretus-in-onirica

BRETUS aus Calibria sind ein jener wenigen Bands, die sich tapfer jeglichen derzeitig vorherrschenden Trends widersetzen und stattdessen ursprünglichen und traditionellen Doom Metal im Stile von Gruppierungen wie THE GATES OF SLUMBER oder REVEREND BIZARRE zelebrieren und auf diese Weise für eine angenehm frische Brise im mittlerweile von Retro- und Okkultrock dominierten Genre sorgen. Nach einer ersten Promoveröffentlichung und einer fünf Songs umfassenden EP präsentieren die Italiener mit der Platte ”IN ONIRICA” ihr erstes Full-Length Werk, auf dem die vierköpfige Truppe mit urigen und eingängigen Kompositionen zu überzeugen weiß.

Kernige Riffs und ein abwechslungsreich bedientes Schlagzeug bilden das schwungvolle Grundgerüst der äußert dynamisch gestalteten Tracks, die zwar von schwer schleppenden Passagen dominiert werden, sich aber keinesfalls auf diese beschränken. BRETUS passen stets die richtigen Momente ab, um das zähe und mächtige Downtempo von Songs wie ”Insomnium” und ”The Dawn Bleeds” mit verspielten Leads und wuchtigen Bassspuren aufzulockern und intelligente Spannungsbögen zu kreieren. Hierbei greift das Quartett gerne auch auf Motive aus dem Stoner Rock zurück, sodass sich ”IN ONIRICA” immer wieder von lässig groovenden Gitarrerhythmen durchzogen zeigt, die im Zusammenspiel mit dem kehlig hypnotischen Gesang von Fronter Marco Veraldi deutliche Paralellen zu frühen Werken von KYUSS erkennen lassen. So experimentieren BRETUS zuweilen auch mit psychedelischen Einflüssen und setzen beispielsweise im abschließenden Instrumentaltrack ”The Black Sleep” mit spacigen Synthesizern markante Akzente, die eine eigenständige Note verleihen können.

Zwar fällt auf, dass es den einzelnen Songs noch ein wenig an einem individuellem Charakter mangelt und ”IN ONIRICA” in seiner Gesamtheit etwas zu gleichförmig gehalten isz, ohne dass besonders herausstechende Highlights genannt werden können, doch soll dieser Umstand an dieser Stelle noch nicht allzuschwer ins Gewicht fallen, handelt es sich bei dem vorliegenden Langspieler doch um ein Debütwerk. Immerhin gelingt es BRETUS die Platte vollkommen authentisch klingen zu lassen, sodass die Tracks zu keiner Sekunde aufgesetzt wirken, sondern stets eine innige Leidenschaft versprühen, die sich nicht nur in den Vocals wiederfindet. Abgerundet wird ”IN ONIRICA” von einem erdigen und dreckigen Sound, der die nötige Räudigkeit gewährleistet und dennoch ein differenziertes Hörerlebnis ermöglicht.

Zusammenfassend bleibt BRETUS nur ein gelungener Einstand zu attestieren, weiß ”IN ONIRICA” doch mit reichlich ansprechenden Ideen zu gefallen, die mehr als ordentlich umgesetzt wurden. Zusätzlich zur CD Version von Arx Productions ist ”IN ONIRICA” auch auf Vinyl durch BloodRock Records und als Tape durch The Arcane Tape erhältlich.

 

 

METAL MANIAC LUGLIO 2012

Dalla Calabria, ma su piccola etichetta Ucraina Arx Productions,i Bretus arrivano con "In Onirica" al primo album sulla lunga distanzadopo l'EP di debutto del 2009 che portava il nome stesso della band.Con buona registrazione e le idee giuste per un progetto simile,la band avanza nelle trame rocciose di un Doom malefico e maledetto,prendendo linfa dai grandi degli anni 70 per portare avanti con convinzione e capacitàun sound maligno e stregato.Riffoni possenti dal sapore Sabbathiano e la voce lisergica di Zagarus,più interessantideviazioni che sanno di Cathedral e voli hard progressive.Sette tracce,lavoro davvero ben fatto.

Voto: 8

 

 

DOOMMANTIA: http://www.doommantia.com/2012/07/bretus-in-onirica.html

Italian quartet Bretus have released their much anticipated new album 'In Onirica' and I always had the feeling that this band would release something amazing in the future and now it is finally here. Released by Arx Productions, the seven tracks on 'In Onirica' sound fresh, exciting, passionate and surprisingly unique given that the current state of stoner-doom is gotten very stagnant recently. So it is great that Bretus have put out this album that should take the band to the next level of acceptance within the doom and stoner metal community. What you hear on the album is nothing new but the songs are great, memorable tunes that don't blindly follow a certain blueprint but they don't reinvent anything either. Stylistically the band walk a fine line between traditional doom metal, 70's heavy rock, stoner-metal and sludge but they have a personality that is all of their own making.

One of the key elements to the albums freshness is the organic, live sound that this release captures and really this is the kind of production that is perfect for any band within the doom metal realm. The guitar sound is dirty, swampy, filthy but with just enough clarity so you can hear every detail within the playing. The sabbathian tones might be over-used these days but when they are recorded like this, they are still ear-candy for the traditional doom fan. The songs on 'In Onirica' are crushing without being overly heavy in the context of modern doom metal and that is where the 70's heavy rock influence comes in. Taking major cues from Black Sabbath the band approach their songs in a similar way.....big on riffs without ever sacrificing melody. Keep in mind now that this full length album has taken the band three years to get out there so you would hope they have done some fine-tuning in that time and I am glad to hear vast improvements in all areas of the band. As songwriters, they have always been great so they didn't need to do much there but the level of musicianship has had a big leap forward. The guitar playing reeks of pure class on this album and the vocals display a very real sense of maturity that didn't exist until now.

That maturity leaps out of the speakers within seconds of the opening track 'Insomnia.' The riffs are gargantuan and very infectious but it is the classy songwriting and arrangement that makes lengthy tracks like this one a sheer joy to crank up loud and enjoy. On the surface 'Insomnia' is stoner-doom with major 70's rock influences but it is the little twists that are added to this track that makes it such a killer tune. There are energetic sludge-metal sections that are intense and powerful and this is a recurring formula the band uses to perfection for most of the album. 'Insomnia' is a great opening track but in many respects, the album only gets better from this point onwards. 'The Dawn Bleeds' and 'Down in the Hollow' both have twists and turns to keep you guessing and the rhythmic intensity in these tracks is captivating. Also if you can stop your head from nodding with these two tracks, you must be heavily sedated or in a coma. Like many bands in the world these days, their concepts are based around horror and Lovecraft inspired themes but it is never too obvious with Bretus so you never get the feeling you have heard it all before.

'Down in the Hollow' is the albums first big highlight even though every song is a winner on 'In Onirica' but tunes like this one are simply mesmerizing examples of concise songwriting and exciting musicianship. That track is followed by the short interlude 'Leaves of Grass' which is a eclectic guitar instrumental that showcases their diversity and proves that Bretus are not a one-trick pony. That is followed by big highlight number two, a tune called 'Escape.' This monster of a track has infectious riffing and absolutely captivating vocals and the chorus to this track is easily the most catchy moment that 'In Onirica' has to offer. The vocals come with a heavy Italian accent but that just seems to add to the warmth of their sound. The second half to 'Escape' is pure doom metal to the extreme, classic, classy with an abundance of character and personality. 'Forest of Pain' follows with deadly riffing and an engaging atmospherics. Again the energy level is surprisingly high for what is basically a stoner-doom band and it is really the mid-tempo sections this album has that ultimately won me over, they are just so damn infectious.

The album ends with another instrumental except a long one this time. Titled 'The Black Sleep' it is a perfect way to bring this album to a close. The band goes all out on this track, blending all kinds of genres, tempo-changes, and even keyboards into one jaw-dropping track. So captivating is the musicianship on this track that it is only fitting that it is an instrumental piece.....vocals are just not needed. Overall, this album is very diverse for the style that it is. There are varying tempos, acoustic sections, keyboard parts, dark ominous passages and cleaner lighter sections. They seem to be able to go from total doom to sludge to stoner rock to psychedelic on a dime and the variations are seamless. The production is just perfect, the playing is great and the album is engaging from start to finish. The only problem is it is short (under 40 minutes) and it just leaves you wanting a whole lot more. This is easily one of the highlights of 2012 thus far and needless to say, 'In Onirica' has exceeded all my expectations....

9.5/10

 

THE PARANOID MUSIC BLOG : http://theparanoidmusicblog.blogspot.it/2013/03/bretus-in-onirica-album-review.html

We all had that one special tweenie summer where possibilities seemed limitless and ignorance of the future left us blissful.  Mine was full of going to places where I shouldn't have been.  One place in particular was a vacant two-story house down and across the street from my friend.  Shrouded by tall trees and bordered by an easily breachable chain-link fence, the house held no particular interest aside from its fortification which lent it a forbidden aspect.  So of course, we set forth to investigate.After making sure no one saw us we opened the back door and entered a dark and topsy-turvey world.  This all has to do with Bretus, believe me.  The house was full of ... stuff.  And when I say full I mean nearly stuffed to the brim.  The bizarre thing about it was that the whole of the upper floor had been taken down and was lying dismantled amidst the detritus.  The walls were still up but no floor.  The house was a shell and its interior stuffed with ... stuff.  Ladders, half-used paint cans, rusted appliances and work tools, stacks of newspapers (it appeared the newspaper boy had gotten there before us), soiled mattresses, drywall, two by fours, you name it.  What really stuck out to me were the ladders.  There was something incredibly eerie about a house with no upper floor and ladders climbing to nowhere.  Or descending from nowhere.  Either way, whatever the hell it was that my friend and I were expecting to find this wasn't it.  This was a thoroughly dead house, gutted and stuffed like an Egyptian mummy.  A corpse home full of trash for maggots and possessed by some demonic junkyard spirit.I guess, looking back, I was looking for stacks of old comic books or a box of rare and valuable hockey cards, thoughtlessly discarded as I knew sometimes happened.  Something to fire my pre-teen imagination.  What we found was a vision of the Dyatlov Pass incident in the form of a house, mysteriously pulverized on the inside but otherwise intact.

What if we had climbed those ladders?  Is it possible we'd have entered a portal to a harsh and brutal world of flying boulders and swinging axes in a swirling purple void?  Would we have caught a glimpse of the force which pulverized the house and presumably destroyed not only the bodies but the spirits of it's inhabitants?  Doubt not for Bretus have tapped into this force and recorded it.
Bretus play high energy, high voltage doom.  They lead the listener along by the nose and snap necks with their turn on a dime song structures and liquify brains with devastating force.  There's an anger in the guitar tone, a deep growl of warning of a hair trigger than might snap at a moment's notice.
It should be emphasized that Bretus play doom metal.  When the riffs are slowed down they cause whiplash, when there's speed involved the band snaps necks.  Their song structures are top notch, usually starting with a terrifically hypnotic riff, then changing direction playing at half or double speed for the bridge, then changing back just as suddenly.  The most striking example of this is in the superlative "The Dawn Bleeds".  I've tried to replicate that bumpy yet exciting structural ride in this write-up to -ahem- mixed results, but Bretus are expert at it.  Such structures create the impression that this band write many songs, then boil them down on record, fitting the pieces together like a jigsaw, just like Black Sabbath used to do it.  The band is Italian so of course there's an element of horror doom in there as well with ghostly swells of organ at just the right moments.  "The Black Sleep", the instrumental track that closes the album, takes this part of the band's sound and runs with it.  This is where they put on their Goblin shoes and go skull kicking.
 
If there's one single impression I expect listeners to walk away with after listening to this album it's the kick ass heavy riffs, that fall into place one after another like dominoes.  The next thing the listener will remember are the energetic vocals and song structures that will have you turning your head and doing double takes.
 
What is it about a band and their music that sets off certain and particular memories or images in the mind?  There's an oaken, organic quality to 'In Onirica' that reminds me of the old tall tree-lined gravel road that led to the strange hollow house.  The structures certainly evoke the spirit of the unexpected and an overall feeling of old horror flicks from some golden summer.  However they do it, Bretus takes me to some strange places.  Real places, or places that were real but are now long gone.  Bretus gives those places life, makes them real once again by piercing the veil of dimension by way of sheer concussive force.
Highlights include: "The Dawn Bleeds" and "Down in the Hollow"
4,5/5

 

HEAVYWORLDS : http://www.heavyworlds.com/site/index.php/reviews/item/9846-bretus-%E2%80%93-in-onirica

C’è dell’ottimo doom un po’ a tutte le latitudini, e che in Italia siano in tanti a saperci fare con questo tipo di suoni è risaputo. Credo invece che non in molti conoscano una interessante compagine calabrese che nel 2012, a seguito di un mini del 2009 autointitolato, ha pubblicato un valido compendio di stoner/doom ligio alla tradizione e al tempo stesso personale nel ripercorrere schemi ben memorizzati dai devoti del genere.

L’entità a nome Bretus si muove un po’, per certi versi, su terreni calpestati in passato dai Thunderstorm, come loro infatti abbracciano il doom in una connotazione molto vicina all’heavy metal puro e insistono su riff incalzanti e diretti, invece che ridondanti e sfinenti.  L’iniezione di ritmo ed energia canalizza chiare inflessioni di hard rock vivace e dalle chitarre mammut, ma con brio, che ha caratterizzato il modus operandi dei Cathedral, anche se in definitiva i Bretus sono più dannati dei colleghi inglesi e fanno affiorare alle narici un pungente odore di zolfo sotto le vesti di beffardi assalti metallici.
 
La propensione ad abbracciare le bordate dello stoner metallizzato affiora ad ampi tratti e si impadronisce completamente di “Down In The Hollow”, canzone da headbanging puro almeno per tutta la prima parte. La voglia di scatenarsi, sempre dentro una cornice criptica e posseduta che non cede alla solarità per un istante, è la chiave di volta per entrare in piena sintonia con i pezzi di “In Onirica”. I Bretus del verbo sabbatiano hanno introiettato la vena rock saldata alle seduzioni del male e attorno a questa idea hanno costruito un lotto di canzoni lunghe ma non tortuose, con molti spezzoni arrembanti e con vocals piuttosto di facile presa, sporche e sardoniche di preferenza, un po’ stregonesche un po’ poeta maledetto e impazzito, anch’esse in bilico tra asprezze stoner e stile declamatorio doom metal. L’immersione nel sogno evocata dal titolo del disco è patrimonio di arpeggi e assoli effettati, inseriti a spezzare un impasto chitarristico nel quale affiora, oltre ai tumulti hard, una secondaria vena disturbante, quella dei Saint Vitus per intenderci, ma decisamente sfumata, giusto quel pizzico che ne altera appena appena il gusto. Qualche nota più sporca del consueto fa riecheggiare qualche sentore southern/sludge, alla maniera dei Corrosion Of Conformity e dei Down più easy, in particolar modo nella parte iniziale di “Escape”. I Bretus un po’ ti stordiscono, un po’ ti fanno viaggiare, un po’ ti lasciano camminare su pericolanti ponti con vista sull’Ade, ma non puntano mai in una sola direzione e racchiudono umori stoner, inflessioni heavy e un punta di mistero e astrazione. Ombrosi, ma non tenebrosi, i Nostri avanzano con passo deciso e una elaborazione dei pezzi che non si ripercuote  su un immediato appeal, né li fa deragliare nello sfinimento e nella disperazione. Diventano infine spiritici e un po’ spaziali nella strumentale conclusiva, “The Black Sleep”, quando lasciano fluire compiutamente derive psichedeliche prima utilizzate in modo misurato. Soprattutto, quel che conta veramente è che i Bretus avvincono e fanno venire voglia di esplorare attentamente ogni secondo del disco, di soffermarsi con cura sulle singole sfumature, cosa che nel mondo usa e getta di oggi è un traguardo non da poco.
 
 
 
I Bretus hanno stoffa da vendere: sanno perfettamente cosa sta succedendo intorno a loro, sanno che certe sonorità sono tornate ad essere amate, il doom vecchia scuola, il metal tradizionale, e soprattutto sanno come elaborarlo e come arricchirlo con tocchi personali, non per forza originalissimi, ma pertinenti e inseriti sempre con grande maestria. La base è dunque proprio quella: doom alla maniera dei Candlemass, e non per forza quelli più classici, ma anche quelli degli anni 90, aperti a contaminazioni più moderniste, ma senza perdere la nera traccia dell'occultismo tipica del genere. Oppure si muovono su aperture ai limiti dello stoner più desertico, più metallico e meno fumato, perciò più credibile. Abili anche nell'inserire siparietti acustici d'effetto che alleggeriscono l'intero lavoro e lasciano lo spazio di far sentire un po' di estro chitarristico quasi folk; come a voler richiamare entità oscure degli anni 70 come i Leaf Hound. Atmosfere magiche e arcane vengono sollevate da salutari arpeggi distorti, e da colpi di sintetizzatori tanto sporadici quanto precisamente inseriti. Macigni di chitarre pesanti mosse da onde lisergiche si manifestano in brani come “Escape” e nella magica chiusura finale e strumentale di “The Black Sheep”, in assoluto il pezzo migliore; puntellato di suoni di organo vintage da rituale maledetto, esaltato da momenti acustici di grandissimo impatto, con stacchi al limite della colonna sonora horror da brividi sulla pelle.
Il tutto imbastito senza eccessi di minutaggio insignificante, sette tracce per quaranta minuti ispirati e mai noiosi, registrati come si conviene: chitarre e basso ricchi e corposi, batteria mastodontica e definita. Se avete amato “Dactlys Glomerata”, e vi sciogliete quando sentite anche solo parlare di heavy psy, questo disco vi conquisterà e vi rapirà.

 

PURORUIDO : http://puroruido.blogspot.com.ar/2013/02/bretus-in-onirica.html

 

El Stoner y el Doom juntos. El Doom y el Stoner unidos. Combinación que, en caso de estar bien hecha, resulta casi irresistible en algunos casos; irremediablemente irresistible en otras. Como sea, cuando ambos estilos se unen por la gracia y obra de tipos que saben de la cuestión, los resultados suelen recibir los siguientes calificativos: aplastante. Heavy. Malvado. Oscuro. Hipnotizante. Lisérgico. Bretus merecen que esos calificativos se apliquen su música, y merecen unos cuantos elogios también. Claro, con italianos, y como ya sabemos, en Italia las escuelas del Doom y del Stoner cuentan con maestros avezados en las materias. Entonces, si sos un alumno aplicado y aprendes la lección, y, por sobre todas las cosas, si aprendes a aplicar lo que aprendiste, lo más probable es que tu banda suene asesina. Los Bretus aprendieron la lección, y aprendieron a llevar a la práctica todo lo aprendido. Y buscaron los instrumentos y equipos idóneos para llevar a cabo su empresa, así no corrían el riesgo de sonar ajustado y con buenas canciones, pero con un sonido desinflado que juegue en contra de la música del grupo. Hicieron todo como corresponde, por eso “In Onirica” suena como debe sonar y provoca en el oyente el efecto que debe provocar. Suena pesado porque los instrumentos (en especial las guitarras y el bajo) cuentan con amplificadores que emiten sonidos graves hasta decir basta, y los músicos sacan provecho de eso. Suenan densos porque son capaces de crear atmósferas cargadas de bruma y humedad aplastante. Y, obvio, suenan hipnóticos y malvados, provocando ese trance tan peculiar y típico en este tipo de bandas.

Para ir cerrando, y como para darte una pista de lo que hacen los Bretus, te puedo nombrar a bandas como Orange Goblin y Caronte; éstos últimos me resultan similares en la voz a la Danzig que ambas bandas utilizan. Eso y que ambos son italianos, país en donde este estilo cuenta con bandas de alto vuelo. Bretus vienen para confirmarlo.
 

 

TEMPLE OF PERDITION : http://templeofperdition.blogspot.fr/2013/01/bretus-in-onirica.html

In Onirica (2012)  is the first full length album of the four piece band Bretus (founded 2000)  from Catanzaro/Italy. They had two releases before, one demo and one EP in 2008 and 2009.

Bretus basically play a traditional style of stoner doom metal, with an edge of sludge to it. So there’s nothing essentially new to it and yet the 7 tracks of In Onirica caught my attention from the first song and kept it to the last one.
 The combination of breathtakingly well written songs and great vocals is extremely captivating and addictive. There are great melodies, catchy choruses, cool riffing, a lot of tempo and rhythm changes. The atmosphere is mostly dark and eerie, matching the “lovecraftian” themes with a strong touch of 70s stoner sounds.
But the really exciting thing is, paradoxically, the unobtrusive use of all the elements. All the goodies are precious for not being abundant. The riffs are heavy but not massive and totally crushing. The strikes of sludge are tiny bolters, almost mere hints. The atmosphere is “occultish” dark, but never brooding. The production is smooth and clear, yet gritty enough to make the guitar sound filthy –  again just a hint. There’s almost a teasing attitude to this unobtrusiveness which is highly enjoyable.
 
If you love traditional  Stoner/Doom you should not miss this album. Tightly written songs, strong expressive vocals and this special kind of teasing unobtrusiveness make it captivating and unique.

 

 

 
ZWARE METALN.COM : http://www.zwaremetalen.com/recensie/24867/Bretus-In-Onirica.html
 
In Italië zijn ze de laatste tijd goed bezig op het gebied van doom en aanverwante metalstijlen. Dit geldt ook voor Bretus, dat haar debuutalbum In Onirica uitgebracht heeft.
 
De band laat zich niet vangen in een hoekje en speelt nadrukkelijk met diverse stijlen, waaronder doom, stoner en sludge. Hiermee weten ze in ieder geval te bereiken dat het een zeer gevarieerd album is geworden, ondanks het feit dat het tempo nooit echt fors omhoog gaat. De gitaarbasis is lekker vol en stevig, wat voor een prima ondergrond zorgt. Er zijn echter ook wat minpuntjes te vinden, zoals het bijna akoestische tussendoortje Leaves of Grass, wat ik nou niet echt op dit album vind thuishoren. Bij het gebruik van de dubbele basdrums klinkt het niet altijd even soepel, zoals duidelijk naar voren komt in Forest of Pain, maar qua gitaarwerk ronkt dit nummer lekker.
 
Al met al blijft dit een album om met plezier naar te luisteren. Wat mij betreft mag er op deze manier nog wel meer uit Italië komen. Alleen die namen van de bandleden, kom op zeg!
77/100
 

 

SON OF FLIES WEB ZINE: http://christianmontagna.blogspot.it/2012/10/recensione-bretus-in-onirica-cd-2012.html

E' indubbiamente con gruppi come i BRETUS (attivi dal 2000) che possiamo vedere un futuro musicale splendente e di grandi speranze per l'underground nazionale.

In questa formazione militano membri di Meat for Dogs, Glacial Fear, A Buried Existence (gente con esperienza). Da Catanzaro, dal Sud Italia, arrivano diretti e convincenti per spaccarci le ossa. Sto parlando di doom metal vertiginoso che non ha nulla da invidiare a nessuna band più blasonata che si rispetti! Questi quattro musicisti emergono dalle viscere della terra calabrese per risucchiarci in questo incubo allucinato governato da streghe deformi, maligne. L'apertura di "Insomnia" chiarisce immediatamente le idee perché i Bretus unti di grasso giungono al luogo prestabilito, nel sabba nero sguinzagliano i loro lupi dimostrandosi più incazzati e malvagi.

Atmosfere raccapriccianti ricamate a dovere per esaltare questo rituale dagli immani poteri, tramite il quale loro analizzano i rapporti tra le immagini visionarie e le reazioni emozionali suscitate da queste. Una tecnica compositiva ragguardevole, sonorità arrangiate in modo superlativo, atmosfere che cucite insieme li fanno approdare verso lidi lontani. La band mostra punti di contatto con i migliori Cathedral, Pentagram, Electric Wizard e naturalmente Black Sabbath, anche se poi la loro musica presenta svariate diramazioni che mescolao insieme l'epicità, la potenza vibrante dei tempi antichi con momenti "dreamy" accattivanti. Sono intricati i brani dei Bretus e ad ogni ascolto senti quel brivido freddo che ti incide come una lama sulla schiena. Perfetti, ineccepibili, bellissimi. Il vocalist Zagarus raggiunge picchi di alto livello per tutta la durata dell'album dando sempre il meglio di se (provate ad ascoltare "Down the Hollow", "Forest of Pain"), le chitarre di Faunus sono efficaci, energiche, emozionali, groovy, un immune maestria nascosta da una coltre di fumo ma pronta ad assalirvi in qualunque istante. Basso, batteria accompagnano questa danza dandone il giusto vestito. Ci sono momenti più flebili come nella conclusiva "The Black Sleep" dove si ascoltano malattie sonore fatte di chitarre acustiche assurde, tastiere e organo che tinteggiano gli sfondi di un film horror senza fine... Tutti e sette i brani sono come sussurri che arrivano dall'aldilà in modo da consentire ai Bretus di compiere malefici quando torneranno alle loro dimore nelle vostre orecchie. Entrate anche voi nella casa degli spiriti e prendete parte al banchetto.

Dopo il mcd di esordio del 2009 questo nuovo "In Onirica" li rende imperdibili. Il disco è stato registrato presso i Soundfarm Studio ed è attualmente disponibile in formato cd (da giugno 2012) per l'etichetta ucraina Arx Productions, mentre a breve ne arriverà una ristampa in vinile. Complimenti! Supportateli e siate fieri di sapere che i Bretus sono Italiani!

 

 

METALITALIA: http://metalitalia.com/album/bretus-in-onirica/

 

Arrivano da Catanzaro gli italici Bretus, e riescono a rendere la calda città calabra una sorta di grigia Birmingham, con il loro fumoso ed ammaliante stoner-doom. Presentandosi con nomi mutuati da un gruppo black di serie Z, ci saremmo aspettati un sound molto più "raw" e diretto, con molte più influenze estreme e sludge, ma il combo ci prende invece letteralmente in contropiede, in quanto la musica proposta è solo lontanamente accostabile allo standard proposto dal "Southern Records sound" presentando, ai nostri impianti stereo prima e ai nostri padiglioni auricolari dopo, una serie di auliche influenze che passano dalla psichedelia per arrivare dopo un lento viaggio alla musica rock settantiana. Ovviamente non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di doom, quindi non pensiate nemmeno per un attimo che si tratti di un lavoro "soft" e di semplice assimilazione: le chitarre finalmente non si concentrano solo ed esclusivamente nella ricerca di un'accordatura che permetta loro di far vibrare le fondamenta dell'inferno, ma sono qui impegnate nella ricerca di ottimi riff, per nulla ripetitivi ed anzi dotati di una freschezza strappa-applausi. La voce di Zagarus, poi, è dotata di un'ugola che sicuramente può fare la differenza, emergendo da una sulfurea palude come una sorta di sciamanico incrocio tra Ian Astbury e John Garcia, con la sua vocalità piena e rotonda, un'intonazione ottima ed un controllo che gli garantisce la giusta dosa di teatralità senza apparire ridicolo. Ottimo pure l'uso delle chitarre acustiche, che in questo interessante "In Onirica" rivestono un ruolo da protagoniste, disegnando splendide melodie (che in diversi frangenti ricordano non poco alcune atmosfere evocate dai Down di Anselmo) ed arricchiscono armonicamente un disco in cui per fortuna non esistono solo le frequenze ultra-basse e monotonamente telluriche. Premiamo la durata dei brani che ci spinge a riascoltare volentieri il CD, giungendo alla fine dello stesso senza essere particolarmente provati, purtroppo anche in virtù di una tracklist numericamente scarsa, in quanto "Leaves Of Grass" non è null'altro se non un piacevole ed inutile intermezzo strumentale di due minuti che funge da sorbetto tra una portata e la successiva. Ottima produzione, pulita e perfetta per il particolare genere proposto dai ragazzi, con una grossa unica pecca: probabilmente per scelta (in questo caso, secondo noi errata) la voce del singer è stata messa in secondo piano, al punto che sembra quasi che stia cantando da un limbo distante, alieno dalla realtà "fisica" e terrena degli strumentisti. Voce lontana, che rende la proposta maggiormente particolare ed evocativa, ma che penalizza l'ottima prestazione del cantante calabrese, davvero una freccia in più nella faretra dei nostri doomster. Aggiungendo al problema della voce "onirica" una scaletta di solo sei brani, pur ottimi che siano, non ce la sentiamo di sbilanciarci eccessivamente, trovandoci comunque a disagio nel dover frenare un reale entusiasmo per questa valida band. Un disco da sentire, magari nel sonno, sognando il loro prossimo disco e potenziale capolavoro.

7.5

 

 

SPIRIT OF METAL: http://www.spirit-of-metal.com/album-groupe-Bretus-nom_album-In_Onirica-l-fr.html

Développant un Stoner Doom tirant légèrement vers le Sludge pêchu et ambiancé, Bretus est né en 2000 dans la ville italienne de Cataranzo sous l'impulsion de Ghenes, guitariste et bassiste de la formation. Après un EP sorti en 2010, les calabrais signent en 2012 pour un album chez Arx Production, qui dès le premier morceau sonne déjà comme un bon cru pour les amateurs.

Si en soi il n'y a rien de révolutionnaire puisque les habituelles influences du style jouent une fois de plus ici, Black Sab, Cathedral voir Candlemass en têtes, la qualité se retrouve néanmoins au rendez vous. On peut déjà remarquer un travail de composition très sérieux et efficace, les morceaux évitant grâce à divers changements de rythme et de riff toute répétitivité, écueil trop courant des formations de seconde zone du genre. Les Italiens savent ce qu'ils veulent jouer et le font avec talent, quittes à ne rien proposer de nouveau sur le fond. Du très bon "Insomnia" à l'instrumental "The Black Sheep", rien dans le cœur des morceaux ne déroutera véritablement l'amateur du genre, en terrain assez bien connu mais appréciable. Il en est de même pour le timbre du chanteur Zagarus, bien dans le ton de l'album et les canons du style. Efficace, privilégiant un relatif punch à une ambiance plus décadente, le chanteur tire son épingle du jeu et offre une prestation agréable, à l'exception partielle du refrain du titre "Escape" et de ses cris pourtant très catchys typés Stoner Sludge qui m'ont légèrement bloqué, de manière entièrement subjective toutefois.

Là où le groupe parvient à se forger une personnalité plus marquée, c'est dans la mise en place des éléments d'ambiance. Que ce soit la présence de claviers (très importante sur le dernier titre notamment), entre atmosphère mystique et sonorités psychédéliques sans doute moins surprenantes, les passages acoustiques comme sur l'interlude "Leaves of Grass" ou les divers sample naturels nocturnes (loups, chouettes..), Bretus se veut porteur d'une atmosphère relativement personnelle. Si certains éléments auraient pût être approfondis ou améliorés, la formation italienne a du moins le mérite d'avoir su créer sa petite touche propre au groupe, d'autant que celle-ci s'avère très appréciable au final, à l'image de la très sympathique (mais relativement surprenante pour le genre) pochette..

Sorti chez les ukrainiens d'Arx Productions, cet "In Onirica" dispose d'une production très solide et relativement propre, qui symbolise bien l'album dans son ensemble: efficace et racé, bien que pas fondamentalement révolutionnaire. Ceci dit, l'originalité n'est pas forcément ce que l'on attend en général du style en question et les aficionados devraient largement s'y retrouver...

 

 

KOZMIK: http://www.kozmik-artifactz.com/shop/product_info.php?info=p7427_BRETUS---In-Onirica-CD.html&XTCsid=568e2d9aa06a39e790a03619e8dc1dee

Italian quartet Bretus have released their much anticipated new album In Onirica and I always had the feeling that this band would release something amazing in the future and now it is finally here. Released by Arx Productions, the seven tracks on In Onirica sound fresh, exciting, passionate and surprisingly unique given that the current state of stoner-doom is gotten very stagnant recently. So it is great that Bretus have put out this album that should take the band to the next level of acceptance within the doom and stoner metal community. What you hear on the album is nothing new but the songs are great, memorable tunes that don't blindly follow a certain blueprint but they don't reinvent anything either. Stylistically the band walk a fine line between traditional doom metal, 70s heavy rock, stoner-metal and sludge but they have a personality that is all of their own making.

http://www.doommantia.com

 

 

ARISTOCRAZIA: http://aristocraziawebzine.blogspot.it/2012/07/bretus-in-onirica.html

Ho avuto modo di apprezzare e condividere il mio apprezzamento per la formazione calabrese dei Bretus già in passato e anche in questa sede, i più attenti ricorderanno infatti la recensione dell'ep "Bretus" pubblicata nel 2010.

Ero quindi in attesa di buone nuove e "In Onirica" è ciò che aspettavo di più, il debutto in formato full-lenght.La band dopo essersi accasata sotto la Arx Productions, label ucraina dell'attento Alex, uno che di realtà interessanti ne supporta parecchie, si vedano Smohalla e Insaniae, ha avuto modo di dare maggior spinta all'uscita di un album che era già pronto per essere immesso all'interno di una scena doom sempre più ricca ed esaltante.Vi ricordate i nomi accostati al sound del combo in passato? No? Bene allora ripartiamo da lì: Black Sabbath, Saint Vitus, Goatsnake ai quali potreste ovviamente affiancare altri noti come Down, Candlemass e Orange Goblin.

In poche parole un orgasmo composto di pressione, profondità ed epicità doom, di asprezza sludge ed eleganza blues perché la paternità di quella decade seventies magica e illuminante come nessun'altra è impossibile non tirarla in ballo.

Partendo da questo presupposto comprenderete che l'album non possegga una sola anima dominante bensì sia un contrastarsi di mood classici con altri orientati a calcare la mano sulle correnti sviluppate nel periodo nineties a fare da collante nei pezzi.

Prendete a esempio le due canzoni in apertura "Insomnia", perfetto connubio di maestosità heavy e pesantezza lisergica sludge, e "The Dawn Bleeds", nella quale la venatura blues è maggiormente accentuata, sono lì pronte a dirvi: cosa stavate attendendo se non questo? Le composizioni si arricchiscono di carisma groove in "Down In The Hollow" ma dove c'è la botta, c'è anche la carezza che ti stranisce e infatti vien fuori la più classica delle divagazioni psichedeliche a renderne più "drogaticcio" l'incedere.

Trip intrapreso e non conclusosi lì dato che con "Leave Of Grass", il pezzo più breve del platter con i suoi due minuti e poco più di durata, i Bretus decidono di apportare una riduzione dell'intossicazione di ottani sfruttando una combinazione acustico/elettrica che manda letteralmente il cervello in pappa e vien da domandarsi cosa accadrà dopo?

Il seguito è solo un'estensione di ciò ch'era il prima, si torna sui propri passi lasciando che sia nuovamente il blues a infettare il sound in una barcollante "Escape", si piantano saldamente in terra colonne di cemento epico in "Forest Of Pain" e una fine degna di tanta scorpacciata affidata alla stella in esplosione denominata "The Black Sheep" racchiude in sé in toto le correnti influenza del platter, avvalendosi di una mole atmosferica esagerata grazie al supporto dei synth tipicamente seventies oriented.

"In Onirica" non ha una nota fuori posto, gl'ingranaggi girano perfetti e all'unisono, gli assoli, i ritornelli, la prestazione vocale, non vi è davvero nulla al quale poter muovere una critica, i Bretus hanno prodotto un vero e proprio "capolavoro" del made in Italy e il lavoro di Gianluca Molè nei Soundfarm Studio lo valorizza in pieno.

L'acquisto di un disco simile è immancabile, se poi siete fra i tanti che dicono (o millantano) di supportare la scena nostrana, non avrete proprio scuse, dovrete far vostro "In Onirica", in caso contrario le troppe parole "recitate" a mo' di preghiera risulteranno similari a quelle di tanti amanti del pop che vivono di discografie scaricate, non è accettabile!

 

MIDWINTER FIRES: http://www.midwinterfires.com/2012/06/review-bretus-in-onirica-2012/

 

Italy's Bretus is such a fascinating creature…few notes after the beginning of the opener "Insomnia" the vigor of its stoner/sludge doom energy hits vehemently your face. Released by expert Arx Productions, the seven tracks "In Onirica" shows all the band's ability to manipulate the genre (recalling masters such as Cathedral, Black Sabbath) with a huge dose of creativity, maturity and personality, with a fantastic, powerful production. Riffing and rhythmic session are so intense, listen to the following "The Dawn Bleeds" to believe. "Down in the Hollow" surprises two times the listener, first with a bizarre guitar intro, then with a great, fast, exciting sequence, which lead to a slow part, simply stoner at its best. Again, the band's skills are evident, musicians are able to control the "musical matter" with a huge competence, and the track is absolutely a highlight. "Leaves of Grass" is an odd, warm, fascinating clean guitars instrumental with some nice short electric phrases. Brilliant. "Escape" incarnates the true stoner attitude, beautiful riffing, solid structure and superb vocals (the chorus is so captivating), another highlight characterized by a second part sooooo doomy…great song. But surprises don't end, so"Forest of Pain" awaits with its ominous, captivating atmospheres, great rhythm for a song full of energy. Instrumental "The Black Sleep" perfectly concludes with its variety an inspired album, an excellent work performed by a band I'd really like to see on stage. Think they really could become a big thing. Don't miss this release, believe me, it's so refreshing, energizing, exciting, revitalizing, stimulating!

9/10

 

 

THE PIT OF THE DAMNED: http://thepitofthedamned.blogspot.it/2012/06/bretus-in-onirica.html

Da Catanzaro giungono degli ululati nella notte. E dicono chiaramente "E' finalmente arrivato l'album dei Bretus, 'In Onirica'!", quindi prendetene ed ascoltatene tutti, miei cari seguaci del metallo oscuro. L'ingannevole packaging d'ispirazione naturalista e in font celtici, devo dire che mi ha spiazzato subito, in quanto mi aspettavo di trovarmi davanti un mutamento di sound vicino ai Mael Mordha. Non preoccupatevi, i rilievi psichedelici sono rimasti, ma c'è comunque un'inafferabile atmosfera uggiosa di boschi, verdi campagne incontaminate e druidi che si passano spinelli. Tutti elementi che richiamano anche una grande band del passato, i Pagan Altar. Difatti i Bretus non si discostano molto dal primo doom metal, e riescono a renderlo più personale, più tagliente e più pesante. Le composizioni vanno oltre all'apparente riffone colmo di droga e spessosità. Radicati all'interno delle strutture possiamo incontrare splendidi assoli anni '70, arpeggi delicati, un basso che sa gestirsi bene nel non risultare scontato, e delle tastiere responsabili dell'ambiente etereo che circonda tutta questa pubblicazione. Coglie subito la mia attenzione la voce, esattemente quella che chiunque voglia ascoltare del buon doom classico cerca. Le tracce sono varie e frutto di una grande creatività, addirittura "Leaves of Grass" mi ricorda molto le sonorità di "Led Zeppelin III" mentre accosto la chitarra di "Down in the Hollow" a "Utopian Blaster" dei Cathedral. Ma il quartetto calabro non si ferma qui, e in chiusura passano ad uno scenario più colorato e psichedelico, chiudendo con "The Black Sleep", 8 minuti di delirio che richiama gruppi precursori del doom come i Black Widow. La produzione tende ad oscurare i suoni ed a tagliare le tonalità, ma questo contribuisce a creare l'atmosfera cupa ideale per questo disco. Un debut eccellente, per tutti gli amanti del doom classico, caratterizzato da una vena psichedelica.

80/100

 

 

IYEZINE: http://www.iyezine.com/recensioni/1904-bretus-in-onirica.htm

Giuntomi dopo un'audace quanto improbabile, fino a qualche anno fa, triangolazione Catanzaro - Donetsk - Genova, il cd dei Bretus si rivela di valore direttamente proporzionale al numero dei chilometri (reali e virtuali) percorsi.

L'esordio su lunga distanza della stoner band calabrese è l'ennesima gemma preziosa che si va ad aggiungere alla già cospicua collezione di cui si fa vanto la scena italiana in questo 2012 smentendo, almeno dal punto di vista strettamente musicale, chi da tempo ne recita il "de profundis"…

"In Onirica" inizia con una serie di ululati che introducono "Insomnia", brano che nella sua alternanza tra doom classico e momenti più psichedelici delinea quello che sarà il tema che ci accompagnerà lungo l'intera durata dell'album: pezzi mediamente lunghi ma non prolissi, ritmi cadenzati ma non pachidermici, riff pesanti ma non monolitici, con tutti i musicisti sempre in bella evidenza e naturalmente predisposti a variazioni di tempo e di atmosfere perfettamente amalgamate al contesto.

"The Dawn Breeds" e "Down in The Hollow" si mantengono al livello qualitativo dell'opener mentre "Leaves Of Grass" è un piacevole intermezzo psichedelico strumentale.

Il riffone che apre "Escape" ci ricorda prepotentemente che ci si muove comunque in territori doom, per quanto le sonorità care a Saint Vitus e Candlemass siano costantemente arricchite da venature psichedeliche e prog; "Forest Of Pain" è un ulteriore traccia di estremo valore, dall'incipit che sfiora il blues per poi dipanarsi in passaggi più rocciosi e di rara intensità.

Tutto questo basterebbe e avanzerebbe per definire "In Onirica" un album del tutto riuscito, ma l'autentico valore aggiunto arriva con il brano di chiusura, lo strumentale "The Black Sleep", otto minuti di delirio dark-psichedelico, graziati dal prezioso contributo dell'hammond a cura dell'ospite Gabriel Gigliucci.

Un consiglio, forse superfluo, che mi sento di fornire, è quello di gustare l'album nella sua interezza, cosa tutt'altro che complessa visto che il quartetto ha contenuto la durata complessiva entro i quaranta minuti. Zagarus con la sua voce evocativa e perfetta per il genere, Ghenes e Faunus sempre incisivi alle quattro e sei corde, coadiuvati dal fondatore della band Neurot, qui in veste di ospite, e Sest con il suo efficace lavoro percussivo, compongono una squadra vincente nella quale il collettivo spicca molto più delle comunque notevoli doti dei singoli.

Quest'album possiede secondo me, tra gli altri pregi, quello di essere appetibile anche per un pubblico non di "settore", intendendo con questo che, anche chi non fosse avvezzo alle tipiche sonorità del doom, potrà apprezzare compiutamente la grande musica racchiusa all'interno di "In Onirica".

8/10

 

PEST WEBZINE: http://pestwebzine.com/index/july_2012/0-567

If you don't know this band, by this album's intro you would never guess you're dealing with a Stoner Doom band but you'll rather bet for a Black or Pagan Metal one. So I did and I was wrong, of course. Although Bretus were formed in 2000, "In Onirica" is their debut album, after 12 years of existence. Well, maybe they had some time off in the meantime, but that still doesn't explain how come from 2000 to 2008 they have no release out, what kind of band existence is this? Anyway, "In Onirica" contains 7 tracks totaling 40 minutes of old-school Doom Metal with Stoner influences reminding of Doom gods like Cathedral, Saint Vitus and Black Sabbath, and I don't say this only because the abovementioned bands are the forefathers of this genre, Bretus have managed to really capture and even exploit those types of composition so that the final result sounds both dusty old and fresh. The good production on this album plays an important role on the overall impression but the most important thing is that they show commitment to not only copy the masters but develop and refresh those ideas. I guess this album will be a real treat for old-school Doom Metal followers so if you're one of them get this album immediately, you won't be disapointed.

Reviewed by Adrian

Rating: 8.5/10

 

ITALIA DI METALLO: http://www.italiadimetallo.it/recensioni/7703/bretus/in-onirica

Con un sinistro ululato si apre il nuovo disco dei Doomster Bretus, sulla scena ormai da un pò, con una bella formazione consolidata.

Ad aprire le oscure danze è Insomnia, Doom Downtempo con quel sapore stoner che gli inglesi Cathedral han seminato e tante band, Bretus compresi han raccolto.

Si prosegue con il bell'incedere di The Dawn Bleeds, brano classico stonereggiante che definisce ancor di più la passione che questi ragazzi hanno per il genere, con una bella prova vocale di Zagarus.

D'improvviso un arpeggio folgorante apre le danze di Down in The Hollow, sapore settantiano nel riffing, bellissimo rallentamento centrale con quei trilli di chitarra che rimandano a tempi passati.

Davvero bella la produzione, calza a pennello al genere, anche nelle chitarre acustiche di Leaves Of Grass, brano ricercato e particolare, per un pubblico che sa ascoltare, così come nel successivo Sabbathiano Escape.

Personalmente il brano che preferisco è Forest of Pain, in cui oltre allo stile della band ne vengono fuori dei suoni di Basso davvero stupendo con degli arrangiamenti ben fatti.

Chiude questo piccolo capolavoro del doom la strumentale Black Sleep, una chicca con tanto di suoni di tastiera tra l'oscuro e l'hammond

Da avere per tutti coloro ascoltino Doom , fatto di cuore e passione.

8/10

 

MONDOMETAL: http://www.mondometalwebzine.com/Recensioni/InOnirica.php

Sono trascorsi ben dodici anni dal lontano punto zero in cui Bretus prese vita e, attraverso i suoi quattro avatar, quest'anno vede la luce il secondogenito e primo full length "In Onirica", uscito in versione disco per l'etichetta ucraina "Arx Productions", mentre per i più nostalgici ne uscirà una versione in vinile per la "Blood Red Records" il prossimo settembre. Registrato ai "Soundfarm Studios" di Gianluca Molé (Glacial Fear, A Buried Existence, Zora) che ne ha curato l'intero missaggio e mastering, "In Onirica" è un lavoro poliedrico che trasmuta in quaranta minuti elementi del doom di Saint Vitus, Sabbath, Goatsnake, Candlemass e tanti altri, con il southern/slug dei Down (principalmente), a cui si aggiungono iniezioni di psycho e dark ambient.

La particolarità di questo disco è che tutti questi elementi si possono assaporare distintamente in ogni brano, in grado di trasmettere una notevole dose di personalità al sound dei Bretus: le chitarre arrugginite dal fuzz che introducono l'opener "Insomnia" diventano più grasse e groovy in "Down in the Hollow", mentre la voce, elemento che personalmente mi ha colpito in assoluto, è ricca di pathos e dotata di una versatilità in grado di mutare, in "Escape", in harsh vocals che trasmettono malessere.

Perla nera del platter è la conclusiva "The Black Sleep", pezzo strumentale a mo' di film score, che trasuda dark ambient con una vena psichedelica, insaporito senza tralasciare un buono stoner/doom che regge le battute finali.

"In Onirica" è un lavoro ben scritto e performato, ha il suo retrogusto vintage e si spinge su lidi sperimentali in grado di arricchire il sound e renderlo ancora più piacevole: Materia Oscura del doom made in Italy.

Voto: 8

 

HEAVYMETAL SPOTLIGHT:http://heavymetalspotlight.blogspot.co.uk/2012/06/168-bretus-in-onirica.html

In Onirica is the promising debut full-length by Italian doom-metal outfit Bretus. I'd not heard of the band until they sent me a download of the album and asked me to review it, and, today, about a month later, I've gotten round to reviewing it. From the very onset of the music, it became apparent that the band are a force to be reckoned with.

Sound wise, Bretus seem to sit on the line between being bluesy, psychedelic and "stoner" doom and something more epic and traditional. Crushing and head-nodding, but also imbued with a thoroughly clean feeling, with tones which are murky, but also have a wide open and clear-headed. The kind of doom which you don't have to take any drugs to fully enjoy. The production of the album, especially, is extremely agreeable, sounding very, very natural and really bringing everything together in the most wholesome way possible - to be vague, the production is simply nice, certainly ticking all of the boxes for what I look for in production - the guitars sound organic, clear, but also pleasingly enveloping, in that quintessentially doomy way, and the drums sound fresh and un-tampered with. The songs are solidly written, with massive riffs which are very much larger than life, memorable and often very well written. The whole album feels like that; solid, professional, and very much a cohesive, complete sounding work.

The album isn't entirely mono-stylistic however, and there's definitely enough diversity and experimentation to keep the album interesting and engaging. While consistent, the songs also journey through a fairly interesting range of experimentation, with twists of many styles here and there; acoustic sections, and darker, almost occult sounding parts which differ from the albums typically epic, somewhat light sound. The occasional more energetic, higher-tempo material also kept my attention, and certainly gave the album an injection of force and movement. The album also shows plenty of imagination, with songs like the closing instrumental "Black Sheep", aptly named for sticking out from the rest, bordering on the insane, with all manner of keyboard work, tempos and styles mashed into one splendidly mind-boggling track. The vocals, throughout the album, have an epic, melodic egde, but also possess a toughness which keeps the music a little rough around the edges, to good effect - Bretus may have made an epic doom album, but it's definitely not over-the-top, at least, not in a bad way.

I'm impressed by Bretus, and I can safely say I recommend their music to anyone who likes doom in all it's forms. In Onirica is a solid, very complete sounding album, and is fantastically well-rounded. If the band can keep up the quality of this release, they will achieve great things.

8/10

 

ITALIAN METAL: http://www.italianmetal.it/recensioni/archivio-recenti/1976-bretus-in-onirica

La sempre attiva scena doom italiana si arricchisce in questo 2012 con il debutto dei Bretus, formazione proveniente da Catanzaro e attiva dall'inizio del nuovo millennio che, dopo un demo e un EP, si presenta con 'In Onirica', full-length in uscita per Arx Productions / Blood Rock Record (la prima per la versione CD, la seconda per quella vinile). Il combo calabro è autore di un particolare doom ispirato ai grandi del genere ma influenzato da psichedelia, sludge, heavy settantiano e naturalmente dalle atmosfere orrorifiche che da Lovecraft a Bava hanno fin dagli albori dato le tematiche a queste sonorità.La band si forma nel 2000 per idea di Ghenes (basso) principalmente come un progetto in studio, a cui si unisce Neurot alla chitarra e nel 2008, con l'aiuto di Zagarus (voce) e Sest(percussioni), viene registrato un demo da quattro tracce. Due anni dopo è la volta del primo EP, pubblicato dalla MadDie Records, che ci presenta cinque nuovi brani che ricevono buoni responsi dalle webzine. Nel frattempo la line-up vede l'ingresso del nuovoFaunus alla chitarra, che va ad unirsi a Ghenes, Sest e Zagarus. Con questa line-up iniziano le registrazioni ai Soundfarm Studios di Gianluca Molè di quello che sarà il loro debutto: 'In Onirica'.Ululati orrorifici ci aprono la strada a "Insomnia", un heavy-doom massiccio e dal retrogusto psichedelico, forte di atmosfere plumbee ma mai soffocanti: la traccia si presenta imolto lineare nei 4 minuti iniziali, per poi prendere una piega inaspettata sul lungo finale fra lo strumentale e una ripresa più cadenzata, ma non meno lenta, del tema centrale. Anche "The Dawn Bleeds" si presenta divisa in due parti, la prima molto in linea con il classico doom sempre distante dalla lentezza propria del genere, la seconda invece viene introdotta da una lunga sezione strumentale fino alla ripresa della prima parte. Particolarissima è "Down in the Hollow", traccia che incarna pienamente lo spirito heavy metal pur con qualche rimando al doom settantiano, mentre "Leaves of Grass" è un semplice ma godibile intermezzo di chitarra in vista delle ultime tre canzoni. "Escape" riprende la vena un po' doom un po' stoner del gruppo, qui presente con potenti riff e un cantato lontano dai classici, mentre "Forest of Pain" propone una delle melodie più particolari dell'album, un buon brano che ben miscela le varie influenze, anche quelle più psichedeliche, del combo. Infine troviamo "The Black Sleep", probabilmente il brano più entusiasmante del disco: si tratta di una strumentale di quasi 8 minuti in cui i nostri includono allucinate tastiere e splendide parti di chitarra, fra riff e melodie soffuse, il tutto a comporre uno dei brani più ispirati dei Bretus.Una buona sorpresa in definitiva questo disco di debutto della band calabra: supportati da una registrazione professionale e con tante buone idee, 'In Onirica' renderà soddisfatti coloro che cercano sì sonorità tradizionali, ma capaci di rendersi uniche e ben riconoscibili. Unica pecca del disco è probabilmente la breve durata, 40 minuti scarsi per soli sette brani (di cui un intermezzo da 2 minuti), ma si tratta probabilmente di una scelta ben voluta dalla band. In ogni caso date una chance a questo nuovo gruppo se i generi citati sono di vostro gradimento: la versione CD, già disponibile, si presenta con un breve booklet, mentre per la versione vinile occorrerà attendere fino a settembre.

7,5/10

 

DOOMMABBESTIA: http://doommabbestia.blogspot.it/2012/06/bretus-in-onirica.html

In Italia qualcosa inizia a muoversi per davvero......ebbene sì, il gruppo di cui parliamo oggi è originario della Calabria ed esattamente di Catanzaro. I Bretus nascono nel 2000 dalla mente di Ghenes ma bisognerà aspettare il 2008 per le prime registrazioni e nel 2010 arriva il primo MCD dall'omonimo titolo sotto MadDie Records . Nel 2011 la band entra in studio per le registrazioni di In Onirica che vedrà la luce nel 2012 sotto Arx Productions, etichetta Ucraina, scelta un po' inusuale ma non per questo di minor valore.

Le tenebre raggelano il nostro animo fin dall'inizio, lupi che ululano e ci catapultano all'interno di una foresta, completamente soli......dove solo la fievole luce della luna può farci da guida ed è questo lo stampo che la band ha volutamente dato all'intera produzione. Ottimo cocktail di Doom classico mischiato a sprazi di progressive e psichedelia, quasi a voler rievocare dei mostri sacri come i Cathedral.

La traccia d'apertura, "Insomnia", ci catapulta direttamente nella mischia mettendo in mostra le ottime qualità della band, la voce calda di Zagarus cavalca potenti riff che portano la nostra mente a ritrovarsi realmente all'interno di quella foresta sopra citata e l'unica soluzione è proseguire nell'ascolto per ritrovare il sentiero, rimanendo sempre in allerta perchè le creature della notte sono in agguato. Con "The Dawn Bleeds" e "Down in The Hollow" i Bretus mettono in evidenza la loro vicinanza alle sonorità classiche, la prima di stampo Sabbatthiano mentre la seconda più vicina al metal più "classico" con sottili sprazi progressive a fare da contorno. Il nostro viaggio continua con una piccola pausa dove sarà possibile rifiatare grazie alla chitarra acustica di "Leaves of Grass" .

"Escape" e "Forest of Pain" scorrono lisce come l'olio e non discostano dalle caratteristiche della band già citate confermando quanto questo viaggio nell'oscurità debba essere assolutamente percorso in quanto toccasana per la mente di chi ascolta. L'ultimo passo verso la luce è dato da "The Black Sleep" , brano interamente strumentale e più complesso a livello strutturale dove vengono messe in evidenza le ottime qualità dei musicisti che riescono ad inscatolare un piccolo gioiellino. Si passa dallo spirito progressivo anni '70 fino al sound del Doom classico, davvero un brano che chiude in bellezza un lavoro davvero ottimo.

Siamo riusciti ad uscire dalle tenebre che avvolgevano la foresta in cui ci trovavamo e i Bretus hanno accompagnato questo intenso viaggio come la miglior colonna sonora accompagna un film.....beh, che dire a questa band........Doom On!

 

HARDSOUNDS: http://www.hardsounds.it/recensione.php?id=8446

A cos'è dovuta la scelta dell'etichetta ucraina? Sarà che tutte le altre hanno problemi di udito? O forse la stessa band ha voluto affrettare i tempi di uscita, preferendo questa piuttosto che qualcuna più dedita a questo settore? Fatto sta che 'In Onirica' suona maledettamente bene, e ci auguriamo che brani come l'energica strumentale posta in chiusura (che in alcuni frangenti si allontana ai territori cari ai Bretus) o la massiccia "Forest Of Pain", riescano a trovare ampi spazi ove urlare la loro rabbia. Non è un lavoro complesso, è un doom tradizionale dove si pesca sull'immediatezza di giganti quali Saint Vitus o anche i Down. Sprazzi non invadenti di psichedelia fanno capolino qua e là, mentre è l'ottima opener a nostro avviso a rappresentare la cima di questo lavoro: immediata, costruita su una buona sezione ritmica. Un genere in cui i nostri hanno deciso di buttarsi a capofitto consci del fatto di poter trovare un degno seguito. E siamo sicuri che ciò accadrà nei prossimi mesi.

 

 

VASKARC(UNGARY): http://www.vaskarc.hu/articles.php?article_id=681

Az olasz Bretus egy 2000-ben alakult doom metál formáció, In Onirica c. lemezük pedig egyben a nagylemezes bemutatkozásuk, bár 2008-ban és 2009-ben egy demó és egy EP formájában már elkészítették viszonylag komolyabb volumenűnek mondható anyagaikat. Hogy a zenekar nyolc évig mit csinált, hogy még demók sem készültek, jó kérdés, nagy eséllyel mások dalait játszhatták... Ámde itt a nagylemez ettől a négy csuklyás fazontól, amin érdemes volt a Bretusnak időtlen időkig ücsörögnie, ugyanis a doom metál hívek számára egy igazi ínyencséggel szolgálnak a srácok. A lemezt a lejátszóba téve, egyszer csak arra lettem figyelmes, hogy valami füstöl...Szerencsére nem az apparátus, hanem az In Onirica dalai akarnak felrobbanni...

Elsőre talán túl könnyű véleményt mondani az In Oniricáról, hisz Marco Veraldi személyében ezúttal is egy Ozzy típusú énekest kapunk a milliónyi pályatárshoz hasonlóan, bár kevésbé nyavajgósan és magasan, illetve az okkult és tradicionális doom metálra jellemző, sebességet csak hírből ismerő mélyrehangoltan bizsergő-zsibbasztó riffek mellé, kimondottan erős atmoszférával és hangulattal, fogósnak aligha nevezhető, viszont hatásos és már-már mágikus-spirituális töltetű dalokkal, amikbe azért őszintén szólva könnyedén bele tud az ember révedni. Bizonyos tekintetben tehát idézi a Bretus a legszebb Black Sabbath, Lord Vicar, Count Raven-féle hagyományokat, ám a csavar abban rejlik, hogy a Calabriai srácok gyakorta átcsúsznak arraa a groove-központú, szólózós, délies-ízű stoneres felségterületre, aminek mai napig a Sleep és a Down a nagy királyai, így pedig már mindjárt nem annyira egydimenziós a kép...Ráadásul mindkét irányt tekintve rendben van a zenekar, ha a fülledt misztikumra és az ősi sötétségre van szükség akkor abban jók, ha a groove-oknak kell húzniuk és a húroknak füstölögniük, akkor abban...Tradicionális anyag lett az In Onirica, amibe azért sikerült egy kis fiatalosságot is belecsempészni, bár azok, akik ezt a muzsikát igazán hitelesen el tudják játszani, azok már igencsak benne vannak a korban! Azért egy kis kísérletezésre is jutott idő a végén, a záró The Black Sleep színes gömbökkel álmodó szintetizátoros/hammondos/elektronikus súlytalan lebegése valami érdekes anyag végterméke lehet, amit még a stúdióba menet szívhattak a srácok, kicsit bele akartak szagolni a 60-as évek pszichedelikus és space rockjába is...

Mivel a Bretussal hasonszőrű zenekarokat tényleg csak a legapróbb nüanszok választják el egymástól (sokszor csak az Ozzy-féle énekhang milyensége, haha...) így akik jobban képben vannak az eféle zenék terén, azoknak talán még hangsúlyosabbak lehetnek ezek a kis nüanszok...Márpedig az olasz srácok a maguk szűkre szabott keretein belül egy jó kis lemezt készítettek, amire biztosan nem fog az ember mérföldkőként tekinteni, ám kétségkívül egy tartalmas kis ajándék ez a hagyományos doom és stoner zenék iránt elhivatottak számára! Ötletekből nem volt hiány az In Oniricán, bár a két legenda, azaz a Black Sabbath és a Down hatása elég markánsan terelgette a zenekart végig ezen a hét szerzeményen....Atombiztos és egységes nyolc pont ez itt kérem, így aztán különösképpen felesleges is lenne a jobb momentumot kiemelni, hisz végig nagyon rendben van amit hallunk, bár mind az Escape nyüglődő énektémája és vezérdallama, mind a the Black Sleep önkívülete kelleti magát a többszöri újrahallgatásra...

8/10

 

STEREOINVADERS: http://www.stereoinvaders.com/index.php?option=com_content&view=article&catid=3:underground&id=7602:bretus-in-onirica&Itemid=16

Calabresi, con un EP all'attivo, nati per diffondere lo stoner/doom nell'underground - così dicono - e scarsamente interessati alla dimensione live; i Bretus oggi approdano al proprio full-lenght di debutto con "In Onirica, pubblicato dalla label ucraina Arx Production. Già l'artwork che ci introduce all'ascolto lascia pochi dubbi sulle atmosfere collose e i colori caldi che i Bretus intendono incollarci addosso. Oltre a cactus e deserto, anche la letteratura dell'orrore classica e la cinematografia dello stesso genere sono una importante fonte di ispirazione per la band. Insomma, i Bretus amano lo stoner e il doom, ne adorano ogni cliché, ogni stereotipo, ogni abitudine e riferimento, e a quelli si attengono per imbastire il proprio discorso musicale, badando bene di non uscire dal seminato, ma semmai spargendo a piene mani tutti gli ingredienti giusti affinché il loro "In Onirica" possa accontentare i cultori più intransigenti del filone. Il calderone ribolle, con lunghe songs dalle ampie porzioni strumentali a tutto "trip", siete pronti ad assaggiarne una romaiolata?

 

The New Noise: http://www.thenewnoise.it/bretus-onirica/

Spetta agli ululati aprire il secondo capitolo della saga Bretus, realtà stoner doom nata in seno alla sempre attiva scena catanzarese. Se già il primo capitolo aveva incuriosito, tanto che i Bretus erano finiti su varie compilation (a partire dall'Italiana Desert Sounds per raggiungere persino gli States), questo secondo assalto conferma come la band sappia diversificare la propria matrice stoner per aprirsi verso lidi psych e hard-rock, a rendere In Onirica un lavoro fedele alle radici ma non monocromo, chiaramente legato ad una scena specifica eppure non privo di appeal per ascoltatori non ortodossi. Sin dall'iniziale "Insomnia" si capisce di trovarsi di fronte a un lavoro solido nella scrittura e negli arrangiamenti, non del tutto originale eppure forte di una buona personalità e di una notevole padronanza della materia. Nonostante le molte spezie che arricchiscono le sette composizioni, l'ascolto procede in maniera scorrevole e riesce ad alternare senza troppi scossoni brani ricchi di atmosfere desertiche, potenti assalti hard e cavalcate psych all'interno di una scrittura dinamica e, al contempo, coesa, segno di una formazione matura e rodata. La stessa scelta di chiudere le ostilità con uno strumentale dimostra la voglia di mettersi in gioco e giocare tutte le carte del mazzo, qualità imprescindibile quando si sceglie un linguaggio che definire ormai esplorato in ogni suo angolo appare come un vero eufemismo. La realtà è che, finita la sbornia di formazioni stoner e posatasi la polvere, si può oggi ricominciare a parlare di alcune realtà come i Bretus con la giusta prospettiva e la necessaria lucidità. Se, come ormai appare evidente, l'Italia si prepara ad un interessante ritorno a questi suoni, i Bretus dovrebbero avere garantito un proprio posto sotto i riflettori, questo almeno il nostro augurio.....

 

 

NTERVIEWS

 

ARISTOCRAZIA: http://aristocraziawebzine.blogspot.it/2012/07/bretus.html

METALLIZED: http://www.metallized.it/articolo.php?id=1544

SONS OF FLIES: http://www.christianmontagna.blogspot.it/2013/01/intervista-bretus-le-radici-del-doom_7881.html

 

 

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