SOME REVIEWS FOR THE RE-RELEASE OF "BRETUS" MCD

 

PURO RUIDO: http://puroruido.blogspot.com.ar/2014/03/bretus-idem.html

Sello: Doom Cult Records (re-edición 2014)/Maddie (edición original del 2010)

País de origen: Italia
 
Disfruté bastante del cd debut de estos doomsters italianos. “In Onirica” es un disco pesado, oscuro, sensual y endemoniado, puro Doom Metal, influenciado por el Sabbath de los 70s, Pentagram, Reverend Bizarre y ese tipo de maravillosas bandas. Tras escucharlo, me puse en la búsqueda del primer MCD, pues deseaba conocer lo hecho por el grupo antes de su debut. No lo encontré en ninguna parte, lamentablemente. Por suerte, Doom Cult Records reimprimió dicho MCD, y los miembros de Bretus me lo hicieron llegar en su formato digital. Tras escucharlo, todas mis sospechas se confirmaron. El Ep en cuestión es la versión más cruda y depravada de “In Onirica”, con ese gustito a homenaje a films de la Hammer que tan bien queda en este tipo de bandas, con un sonido más sucio y con una banda que, en líneas generales, suena más agresiva y enojada, aunque menos pulida y contundente que en “In Onirica”.
Esto es, básicamente, un preámbulo de lo que sería el disco debut de Bretus, con diferencias puntuales (las antes mencionadas) que permiten que cada trabajo pueda, y deba ser apreciado por sus propias cualidades. Cualidades que, en este caso, salen a la luz apenas comienza el disco, con esa estupenda canción llamada “Sitting on The Grave”, tal vez mi canción favorita de Bretus, no sólo por el riff monumental del estribillo, sino por la atmósfera creada, la introducción, las partes que conforman el todo, y porque es una jodida obra maestra, así de sencillo. Mas el disco en sí es un compendio de riffs maquiavélicos, voces que van desde lo psicodélico hasta lo ritualístico, y una base rítmica contundente y directa, que pega duro en donde más duele. Claro que todo se encuadra dentro de parámetros tradicionales del género, y no hay intenciones de salirse de esos moldes. Pero Bretus poseen un encanto mágico haciendo este tipo de Doom, tan de culto, antiguo e irresistible a la vez. O sea, no cualquiera puede capturar la esencia de un estilo tan viejo como este, y adaptarlo a los tiempos actuales, sin perder dicha esencia en el intento. Bretus lo lograron, y sus 2 trabajos hasta la fecha así lo demuestran.
 
 
Si parla tanto di fuga delle nostre eccellenze all'estero. Avete mai pensato che spesso fuggono anche i musicisti? Non parliamo solo di quelli che hanno avuto l'offerta dalla major. I Bretus hanno pubblicato il gioiellino 'In Onirica' per una label ucraina, la ristampa del loro omonimo EP invece è targata Slovenia. Ai ragazzi calabresi diciamo che hanno fatto bene, alla faccia dei sedicenti geni dell'industria discografica che popolano i nostri social network (e basta). Dicevamo, si ripubblica il primo dischetto, intitolato proprio 'Bretus'. Si capisce sin da subito che siamo davanti a un gruppo che avrebbe detto presto la propria in ambito doom, era il 2009 e il full seguente ha fatto sobbalzare molti doomster, che non pensavano fosse possibile avere una band così qui da noi. L'inizio è da amanti dell'horror, indovinate la citazione e poi lasciatevi scoperchiare il cranio con la fantastica "Sitting On The Grave", un bulldozer esoterico che non lascia indifferenti. Le voci (degne di un indemoniato) di Zagarus sono spettrali, cavalcano sicure le paludi da cui emergono riff grassi e velenosi. L'amalgama è pressoché perfetto, grazie a una produzione che non disperde nemmeno un grammo del peso di certe combinazioni basso distorto/chitarra. "In Onirica" è più sabbathiana e ha accenni psichedelici, ma la tempesta di sassi nelle tempie arriva con "The Only Truth", il brano più elaborato. Per guarire dalle ferite è necessario tornare indietro, premere di nuovo il tasto play e concentrarsi sulle sensazioni sospese di "Dark Cloaks Arrive".
 
 
I originally featured Bretus back in 2012 when I reviewed their debut album – In Onirica – which left quite an impression from me as these demonic Sludge/Doom/Stoner Metallers had some creepy riffs to go with their eerie tales of the occult.
 
Well their 2010 S/T debut EP is being re-released by Doom Cult Records and I have been asked to check it out. And it's one seriously creepy affair that cranks up the tension with some impressive doomy atmospherics. First track – Sitting On The Grave is probably the highlight of the entire EP as it shows what Bretus is all about.
 
70s Doom Metal/Hard Rock matched against some modern day Stoner/Sludge based riffs. If you're a fan of Black Sabbath, Saint Vitus and more modern day Occult Rock bands then Bretus will speak volumes to you. Though it's quite refreshing to hear that Bretus talent was evident on this spellbinding EP.
 
Second Track – From The South – is the perfect embodiment of Italian Doom Metal. It captures the band in one hell of a violent psychotic mood which just adds even more menace to the doomy atmospherics oozing from your speakers. Sure there is more of a hint of Sabbath riffage going on but when the music is this good you don't fucking care. Embrace the madness and you will have one hell of a wild ride.
 
Third track – Dark Cloaks – is a gloomy doom based instrumental number which is very slow in nature and in tone. Nothing much happens but it does show the band in more experimental moods.
 
The EP's last two tracks In Onirica and The Only Truth returns the band to their realm of doom and gloom with two superb tracks that shows you why Bretus are highly thought of within the Doom/Stoner Metal world. As these two tracks just kick-ass. Heavy pounding riffs to get your teeth stuck into. Hold on as Bretus are going to take you on a hazy trip that you will be coming back to time and time again.
 
If you haven't heard of Bretus before then this is the perfect introduction to the band. Be prepared for something special.
 
Excellent and Highly Recommended.
 
 
 
Il Doom proposto in Italia va trattato con i guanti e in maniera particolare in questi ultimi tempi ed il motivo è semplice, almeno per il sottoscritto: la mancanza di band capaci di farti entusiasmare nell’ascolto. Non parlo di una mancanza della scena, di band se ne trovano ma molto spesso (e questo è accaduto a chi scrive) sfociano totalmente nello Sludge, nello Stoner oppure nel Ghothic. Nella nostra penisola se vuoi ascoltare qualcosa di buono devi fare affidamento sempre alle solite band come i Doomraiser, L’Impero Delle Ombre, Thunderstorm o Misantropus per citarne qualcuno dei “vecchi” senza sperare sulle nuove leve. Negli ultimi cinque o sei anni l’unico gruppo che veramente mi ha colpito viene da Napoli e sono i Kill The Easter Rabbit, purtroppo anche loro l’ anno scorso hanno messo fine alla loro storia.

Questa sorta di crisi del Doom in Italia è nota ancor di più grazie a piccoli avvenimenti che messi tutti insieme fanno il punto della situazione. Per esempio una nuova edizione dell’ omonimo dei Bretus uscito nel 2010 e ristampato dalla slovena Doom Cult Records questo 2014 ne è la prova. Il nocciolo della questione è ancora più semplice e banale: è possibile che un genere come questo debba riemergere lentamente attraverso delle ristampe di un certo rilievo come questo lavoro dei Bretus? Ad ogni modo anche se questo andazzo lascia un pò l’amaro in bocca con la riscoperta di queste piccole perle il sorriso potrebbe tornare sulle labbra. L’omonimo in questione che anticipa lo split dei Bretus in uscita prossimamente, contiene cinque tracce di stimato valore, sono all’ incirca venticinque minuti d’ ascolto da mandare giù tutti d’un fiato. Ora che è stato riadattato con le nuove tecnologie il supporto suona decisamente meglio, tutti i particolari che prima potevano sfuggire adesso sono accentuati in maniera egregia. Per questo sarà difficile non notarli nonostante la band abbia cercato comunque di mantenere un suono “primitivo”, provando a mettere d’accordo tutti. Complessivamente l’operato dei Bretus è più che discreto, vi basti ascoltare “Sitting On The Grave”, la traccia d’ apertura, che nel bene o nel male soddisfa anche i guru di vecchia data. Un occhio di riguardo va a “Dark Cloaks” che anche se è la traccia più corta mostra comunque le grandi doti tecniche dei musicisti. Infine è d’ obbligo citare “In Onirica”, una traccia pulsante e baritonale, l’ esecuzione di questa mette a tacere chiunque abbia dubbi sulla bravura dei Bretus. La conclusiva “The Only Truth” chiude il lavoro alla grande. C’è poco da rifletterci su questo piccolo gioiello ristampato, si tratta di uno dei pochi lavori ben riusciti sfornato soprattutto da un gruppo nostrano, perderselo sarebbe un sacrilegio.

 
 
In attesa che esca lo split che li vede in azione con i Black Capricorn, i Bretus ristampano per la Doom Cult Records l’omonimo ep d’esordio, che risale al 2010 e contiene cinque tracce di puro doom devoto ai padri putativi del genere. Si tratta, insomma, in tutto e per tutto di un disco che non fa nulla per nascondere le sue influenze, eppure contiene già in sé quelle contaminazioni stoner (sentire il riffing di “From The South”) e hard-psych che segneranno la scrittura della band: viene fuori un sound personale e robusto, che in breve tempo farà in modo che la formazione sia apprezzata all’interno della scena di appartenenza. Qui, comunque, è la vena doom a prevalere, con una marcata predilezione per atmosfere cupe e per un mood settantiano che si affaccia lungo le composizioni. Questo, come detto, non impedisce ai Bretus di differenziare già il proprio songwriting per costruire un ep in grado di catturare l’attenzione e di imporsi per la grande varietà di sfumature, pur senza perdere in compattezza, una qualità che si unisce alla scelta di suoni potenti e corposi atti a domare la giusta spinta al tutto. Per questo, la decisione di ristamparlo e renderlo nuovamente disponibile non sembra affatto una cattiva idea. Lo split ci dirà come si è evoluto il sound dei Bretus e se le promesse sono state mantenute.

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